Una linea del tempo ragionata della Tonnara di Gallipoli, dal Libro Rosso all'ultima calata. Ogni tappa è accompagnata dalle fonti d'archivio e bibliografiche che la documentano.
Datazione: Età del Ferro / Epoca preromana
I primi impianti ad imbuto creati dalle popolazioni messapiche lungo le insenature naturali gallipoline: la forma della tonnara fissa ha qui i suoi archetipi mediterranei.
Nel mare di pertinenza del feudo di Nardò, presso il porto della Culumena, si pratica la pesca del tonno ad opera di pescatori tarantini, che vi catturano anche tonnine, sardelle e alalonge.
Nel Libro Rosso dell'Università (Comune) di Gallipoli è trascritto il diploma di Carlo V a tutela del monopolio delle acque giurisdizionali: le concessioni reali aragonesi e spagnole disciplinano ufficialmente la calata della tonnara.
Il Kitab-ı Bahriye (Libro della Navigazione) dell'ammiraglio e cartografo ottomano Piri Reis ritrae la costa del Salento, il golfo di Taranto e il porto di Gallipoli nel periodo di massima fortuna della tonnara.
La tonnara di Gallipoli diviene la più grande di Puglia: nelle reti dell'imbuto, tese per 1.600 metri, cadevano anche balenottere e foche monache.
Nel tratto di mare neritino si aggiunge la tonnara di Santa Caterina, quasi coeva con quella di Porto Cesareo, tra le diverse vicissitudini di re, amministratori locali, nobili ed emergenti proprietari.
Buona parte delle tonnare dello Jonio cessa di esistere nel corso del XIX secolo, fatta eccezione per quella di Gallipoli, che prosegue la sua attività.
Il verbale compilato dal cancelliere comunale Carlo Mazzarella e firmato dal sindaco Francesco Pasca attesta il trasferimento dell'intero archivio antico del Comune nel deposito dell'allora archivio provinciale.
Le immagini d'epoca di Eugenio Interguglielmi documentano la pesca del tonno con le reti e il rito conclusivo della mattanza: gli stessi gesti dei tonnarotti di Gallipoli.
L'ingresso della pesca industriale a motore porta al definitivo disarmo della tonnara fissa gallipolina: il rito secolare della mattanza diventa patrimonio di memoria immateriale.
Un progetto di valorizzazione culturale, memoria storica ed ecomuseo: le carte, le fotografie e le voci dei tonnarotti tornano a raccontare la tonnara alle nuove generazioni e agli studiosi.
Ogni voce riporta la data o il periodo, la sintesi dei fatti e la fonte che li documenta: atti d'archivio (Libro Rosso, verbali comunali), documenti cartografici (Piri Reis, W.658), fotografie d'epoca e studi bibliografici.
Le voci contraddistinte come "tradizione storiografica del museo" derivano dai testi e dai materiali curati dal Museo Multimediale della Tonnara e consultabili nelle pagine del sito; le altre rimandano a fonti edite e d'archivio citate in bibliografia.
Il Museo è a disposizione degli studiosi per l'accesso ai materiali non digitalizzati (Libro Rosso I e II, fascicoli della Tonnara Comunale), consultabili in sede: utilizza il form di contatto in Partecipa.